RAPPRESENTARE IL PIEMONTE DIMENTICATO

Sempre e comunque lontano. Non sempre in termini geografici, spesso dai pensieri e dalle preoccupazioni delle istituzioni superiori. Ma cosa e dove è oggi il Piemonte dimenticato? Sono periferie di grandi e medie città, zone rurali del territorio, vallate e comuni dimenticati dalla politica regionale. Spinte sempre più ai margini dell’interesse politico-amministrativo, emarginate nei bilanci, emarginate nei contributi. Dimenticate nello stesso pensare ad uno sviluppo del Piemonte.

La città metropolitana – come la Regione – è diventata sempre più Torino centrica. A cominciare dai suoi vertici politici i quali in virtù di una scellerata legge elettorale di secondo livello con le quote di voto a seconda della tipologia di votante permette alla città di detenere il controllo di questa istituzione (considerato che il sindaco di Torino, votato da soli torinesi, è automaticamente sindaco metropolitano).

Le province piemontesi sono state dimenticate da Stato e Regione e con estrema difficoltà gestiscono strade, scuole, autorizzazioni ambientali etc. con scarsissime risorse.

Le periferie, i centri periferici, lottano, spesso, per le briciole. I piccoli comuni con i loro sindaci ed amministratori volontari, attendono con ansia i rari bandi regionali che li riguardano, e se saranno bravi o meramente fortunati toccherà a loro.

Perché è proprio questo che è difficile comunicare per chi sta nel Piemonte dimenticato.

Non si vogliono soldi a pioggia, si vogliono solo contributi e aiuti sia tecnici che economici per ridare DIGNITÀ alle nostre vallate, ai nostri piccoli borghi, a non sentirci dimenticati.

La risposta della Regione, poi, negli ultimi anni è stata quella di dare fondo alle politiche nazionali inaugurate da Del Rio con l’accorpamento dei piccoli comuni, le aree omogenee, etc.

La soluzione, quindi, non è cercare di raggiungere i bisogni dei centri periferici ma trasformarli. Trasformare un tessuto comunale ed amministrativo che si è consolidato nei secoli ed ha contribuito a creare una meravigliosa e variegata terra quale è il Piemonte, unica nel suo genere.

Colpire là dove ci sono davvero le amministrazioni coraggiose e VIRTUOSE, quelle che nonostante l’assenza di aiuti o la povertà di questi gestiscono ancora in maniera eccellente i servizi ai cittadini, dove la vita ed il benessere sono valori tangibili.

Questo è un patrimonio da valorizzare ed esaltare, non certo da cancellare. Ed è qui che la nuova politica regionale dovrebbe fare il salto di qualità.

Dovrebbe invertire o per lo meno armonizzare gli equilibri, spostando le proprie attenzioni dai “salotti buoni” (ed in particolare da quelli torinesi) verso le periferie. TUTTE le periferie.

Andare nei quartieri abbandonati ed emarginati con azioni di rivitalizzazione e ristrutturazione, di socialità ed integrazione. Andare in quei piccoli centri e nelle splendide vallate delle Alpi Piemontesi così come nelle dolci colline a riscoprire quella galassia di piccoli, ma vitali, centri rurali e montani dove con poco, con un piccolo aiuto, con un’oculata gestione della programmazione regionale, si farebbe molto.

Le periferie hanno bisogno di DIGNITÀ, di connettività a tutti i livelli, da quella logistica materiale (strade, ponti, ferrovie) a quelle immateriali (digitale e persino televisivo).

Come possiamo concepire un territorio integrato al suo centro urbano se le strade che lo connettono sono una groviera? O se la ferrovia, quando c’è, ha tempi biblici? Per non parlare dei tagli al trasporto su ruota. E se il discorso si sposta sul tema dell’immateriale la situazione è ancora più drammatica. Qui non possiamo che assistere ad una digitalizzazione a macchia di leopardo.

Rappresentare il PIEMONTE DIMENTICATO è una delle priorità della nostra Associazione. Dar voce e politiche adeguate a chi in questi anni è stato lasciato solo da una politica regionale a parole e nei programmi interessata a “fare del Piemonte la nuova Borgogna” ma poi nella realtà impegnata solo a grandi progetti costosi e per pochi.

Esportare le politiche migliori su tutta la regione

In decine, centinaia di occasioni i comuni piemontesi svolgono attività di assoluto virtuosismo amministrativo. Politiche di sviluppo, di promozione del territorio, di sostegno al mondo imprenditoriale e agricolo nascono molto spesso dalla capacità di sindaci.

Questi esempi di gestione virtuosa, però, in pochissimi casi vengono sostenuti dal governo regionale e mai la regione è stata in grado di “esportare” le buone pratiche esistenti.

Mettere, invece, a sistema le buone politiche e sostenerle è un’attività amministrativa che non prevede lo stanziamento di risorse o solo in piccola parte.

Cambiare passo, cambiare governo regionale

La Regione Piemonte fatica, più delle altre regioni del Nord, ad alzarsi dopo la grande crisi degli ultimi anni: il tasso di disoccupazione è ancora sul 9%, il Pil rimane circa 10 punti sotto il valore del 2007, mentre la produzione industriale è diminuita fra il 2007 e il 2017 di 5,1 punti. A causa delle modifiche introdotte nell’organizzazione del sistema sanitario regionale la sanità regionale è divenuta più costosa e meno efficiente e si assiste ad un progressivo aumento della mobilità passiva.

Purtroppo tutto questo ha determinato una crescente insicurezza sociale ed economica, un sempre maggiore divario tra le classi sociali e i territori, una minore partecipazione alla gestione della cosa pubblica da parte dei cittadini ed una costante, quanto preoccupante, diminuzione dei tradizionali comportamenti mutualistici e solidali.

Se le cause di questa situazione sono molteplici, va tuttavia riconosciuto che una parte, decisamente importante, di responsabilità va imputata ad una gestione non adeguata delle risorse oltre che degli strumenti (normativi, amministrativi e gestionali) da parte dell’amministrazione regionale. In questi anni infatti la classe politica al governo ha perso la capacità di ascoltare e di farsi interprete delle primarie esigenze della collettività, proponendo una gestione regionale basata sull’imposizione più che sul confronto. Gli esempi a tal fine sarebbero davvero molti: appena insediata l’attuale amministrazione ha approvato una riforma sanitaria attuata che ha determinato il taglio di molti reparti ospedalieri e di migliaia di posti letto oltre che la chiusura di alcuni nosocomi senza alcun coinvolgimento dei sindaci o del territorio, e poco dopo ha imposto una revisione della residenzialità psichiatrica che ha danneggiato migliaia di utenti piemontesi.

Tutti questi elementi testimoniano una profonda crisi della società piemontese che dobbiamo provare a contrastare, attraverso un’azione partecipata di buon governo. Di fronte ad una simile gestione del territorio, il cittadino, infatti, si è trovato succube di decisioni assunte in nome di superiori interessi, spesso nemmeno oggetto di spiegazioni, ed ha reagito con un progressivo distacco dalla gestione della cosa pubblica e dalla politica.

Il Piemonte merita sicuramente di più, soprattutto perché ha la capacità produttiva, industriale e il know how per crescere e garantire nuove economie. Per rilanciare la nostra regione serve tuttavia un’azione di governo incisiva e mirata finalizzata principalmente a promuovere lo sviluppo di tutti i territori regionali, abbandonando la logica Torino centrica e valorizzando tutti i luoghi periferici, diffondere l’innovazione, favorire le relazioni fra imprese, e fra le imprese e altri soggetti, valorizzare la montagna e la collina, sostenere l’agricoltura, il commercio e l’artigianato intercettando le potenzialità in formazione nel tessuto produttivo regionale, promuovere una sanità regionale di eccellenza e in grado di garantire servizi certi, sostenere un welfare e un’offerta di servizi reali e in linea con le esigenze dei piemontesi e delle famiglie italiane.

Per superare questo momento difficile e rilanciare il Piemonte è necessario l’impegno di tutti. Per questo crediamo sia fondamentale oggi unire le energie dei territori per creare una nuova sinergia in grado di unire intorno a temi condivisi i piemontesi. E poiché, le prossime elezioni regionali possono i rappresentare una possibilità per dare alla nostra regione una nuova stagione di rilancio e ripresa economica, produttiva e sociale, crediamo che sia opportuno individuare gli strumenti migliori e adottare un metodo basato sulla trasparenza, la coerenza degli obiettivi e degli ideali e la condivisione al fine di potere definire il migliore percorso in grado di garantire un’azione efficace e mirata per esplicare le potenzialità regionali.

Il nostro obiettivo è riuscire a ricostruire un rapporto diretto e costruttivo tra cittadini e istituzioni, restituendo alla collettività il senso di appartenenza, di partecipazione e di responsabilità ad una comunità.