SANITÀ, POLITICHE SOCIALI E MONDO DELL’ASSOCIAZIONISMO

SANITÀ

In Piemonte più di 300.000 cittadini non si curano più per assenza di risorse. Sono piemontesi che non possono permettersi un’assicurazione sanitaria e non trovano nel Servizio sanitario nazionale cure o diagnosi in tempi consoni.

I cittadini devono avere il diritto di potere trovare nel servizio sanitario pubblico la miglior cura disponibile e devono potersi fidare dalla sanità regionale. Purtroppo però oggi i piemontesi fanno i conti con liste di attesa lunghe, con costi elevati per ticket e farmaci e con un’assistenza/cura che ha registrato troppi tagli e disservizi. Le corsie intasate dalle barelle nei pronto soccorso sono oggi una triste conseguenza di una programmazione sanitaria inefficace. E purtroppo la rete dei servizi socio-sanitari territoriali non è in grado di dare risposte alle persone in condizioni di “fragilità” come le donne e i bambini, gli anziani soli, le persone non autosufficienti, con cronicità o disabilità e quelle con sofferenza mentale. Ecco quindi che diventa fondamentale rilanciare il Sistema Sanitario Regionale attraverso un uso più corretto ed efficiente delle risorse economiche disponibili, la promozione d’interventi strutturali per ammodernamento tecnologico e l’assunzione di nuovo personale sanitario. Serve inoltre definire una nuova strategia regionale per governare tempi di attesa ed intramoenia, promuovere accordi specifici con il settore privato. Infine, bisogna alleggerire i medici e i professionisti sanitari dai carichi amministrativi e burocratici per permettergli di potersi concentrare sui malati, assicurando assistenza e cure adeguate. Dare risposte appropriate ai cittadini attraverso nuovi modelli organizzativi, valorizzando le tante professionalità presenti. Confrontarsi costantemente con istituzioni e associazioni rappresentative dei professionisti sanitari piemontesi

È poi fondamentale “bilanciare” la presenza di sanità nei singoli territori. Se alcune aree hanno una sovrabbondanza di offerta sanitaria (ma liste d’attesa ugualmente lunghe) altri territori montani, ma anche collinari e di pianura non hanno quasi più servizi e sono costretti a “curarsi con la valigia” o andando in altre regioni o facendo centinaia di chilometri.

Tutto ciò è il frutto della delibera “taglia-sanità” voluta da Saitta e Chiamparino nel novembre del 2014.

 

SOSTEGNI ALLA NATALITÀ E ALLE FAMIGLIE

Nel 2016 il Piemonte ha perso 19.000 residenti e nel 2017 si supereranno le 20.000 unità. In soli due anni è come se fosse stata cancellata la città di Biella.

Il Trentino-Alto Adige, unica regione italiana che ha un assegno mensile a sostegno dei nuovi nati, è invece l’unica regione italiana che vede la propria popolazione crescere.

La famiglia è il pilastro e il motore delle nostre comunità e solo famiglie forti costruiscono comunità forti.

Fare una famiglia è sempre più difficile: le istituzioni e le amministrazioni pubbliche non sono di certo di aiuto. Esistono a livello regionale svariati sostegni, ma tutti indirizzati a redditi Isee troppo bassi che in più del 50% dei casi vedono come beneficiari cittadini non italiani.

In Piemonte di fatto si aiutano solo famiglie in stato di povertà (presunta o reale), ma si dimenticano tutte le realtà familiari che, pur superando la soglia di povertà, certo non si possono definire benestanti.

Bisogna quindi rimodulare tutti i sostegni erogati perchè non siano frammentari e di scarsissima entità, ma prevedere un sostegno unico alla famiglia fatto di più fattori (diritto ad un’abitazione, sostegno alla natalità, voucher asili nido, buono libri etc) che sia un reale incentivo a creare una nuova famiglia.

Il Piemonte deve diventare una Regione a misura di famiglia, sia per chi la abita e sia per chi la sceglie come meta di svago e di divertimento ed ogni politica ed azione regionale messa in atto deve tenere conto di questo obiettivo.

Poiché le politiche per la famiglia intercettano inevitabilmente il sistema dei servizi e richiamano un nuovo welfare, relazionale, servono politiche integrate, sussidiarie e durevoli. Innanzitutto vanno modificati i destinatari degli aiuti pubblici sostenendo proritariamente le famiglie italiane.

Ogni nuovo nato deve inoltre ricevere un sostegno fin dal concepimento. Ad ogni neonato va quindi previsto un aiuto economico mensile già nel periodo della gestazione e almeno fino al sesto anno di vita.

L’ASSOCIAZIONISMO COME STRUMENTO SUSSIDIARIO DI GOVERNO

Nulla vi è da aggiungere sul valore etico, sociale e di vera sostituzione positiva ai servizi che il sistema pubblico non è più in grado di garantire da parte del mondo delle migliaia di associazioni piemontesi.

Ciò che è mancato – volutamente – in questa amministrazione regionale è aver voluto “usare” l’esperienza dell’associazionismo come strumento sussidiario per migliorare le politiche per i piemontesi.

Utile quando necessita di spegnere un fuoco, assistere un malato, promuovere un territorio, ma ingombrante quando il mondo delle associazioni chiede modifiche alle leggi finalizzate, sulla scorta dell’esperienza quotidiana, a migliorare i servizi per i piemontesi.

Sarà indispensabile rovesciare il modo di operare attuato da questa Giunta e “utilizzare” l’associazionismo come vero “consulente” per realizzare atti e norme e più utili alle vere esigenze dei cittadini del Piemonte.